Lo sciopero indetto dalla
CGIL per il 12 dicembre è un momento di partecipazione
democratica aperto a quanti non approvano le scelte operate dal
Governo per fronteggiare l’attuale crisi economica e non
riconoscono la capacità dell’esecutivo di elaborare un piano
di rilancio all’altezza della gravità della situazione che
il Paese sta vivendo. Il decreto anti-crisi adottato dall’esecutivo
appare infatti assolutamente insufficiente ed inadeguato a dare
risposte concrete alle attese ed alle aspettative delle fasce deboli
e delle famiglie. Ci si limita all’introduzione di misure
provvisorie e dalla limitata efficacia quando occorre mettere in
campo iniziative durature, come le detrazioni fiscali, e riforme
strutturali come quella del sistema degli ammortizzatori sociali. Non
vi è poi traccia di un qualsiasi intervento atto a rilanciare
la competitività del sistema Paese, come testimonia la scarsa
attenzione mostrata dal Governo verso la questione energetica,
settore nel quale, in tema di rilancio economico, molti paesi stanno
concentrando importanti investimenti.
Nel complesso lascia
perplessi l’atteggiamento del Governo che sta affrontando la
peggiore crisi che il Paese ricordi negli ultimi decenni
semplicemente limitandosi ad alchimie contabili per non alterare i
conti di una manovra economica varata in estate in un contesto troppo
diverso da quello attuale, quando si doveva ricorrere a risorse
eccezionali. Ed invece, come già accaduto per il finanziamento
del decreto ICI, si è scelto di sottrarre nuovamente risorse
destinate alla crescita ed allo sviluppo del Mezzogiorno, considerato
che parte del provvedimento è finanziato mediante il
trasferimento di fondi FAS (Fondi per le Aree Sottoutilizzate). Fondi
che al momento dell’insediamento del nuovo Governo ammontavano a 64
miliardi di euro e che in pochi mesi sono diminuiti di ben 16,648
miliardi di euro. Nello specifico il Ministero dell’Economia ha
reso noto che 7,972 miliardi di euro del Fas sono andati a favore
della manovra d’estate, un miliardo e mezzo di euro è
servito per coprire l’operazione ICI, 934 milioni di euro sono
andati al bonus energia, 450 milioni per l’emergenza rifiuti in
Campania e 2,4 miliardi di euro sono andati a Rfi e Trenitalia.
“Qui nel Sannio la
scelta di dedicare la mobilitazione del 12 dicembre alla crisi del
Contratto d’Area di Airola conferisce un significato ancora
maggiore all’evento. Sarà infatti l’occasione per porre di
nuovo al centro del dibattito politico la grave crisi che ha colpito
uno dei maggiori polmoni produttivi della provincia. Un polo
insediatosi nella cittadina sannita grazie ad un finanziamento
pubblico di circa 180 milioni di euro, la cui crisi sta investendo in
primo luogo la vita reale e le speranze di futuro delle lavoratrici e
dei lavoratori delle aziende interessate. Una crisi che col passare
del tempo ancora non trova soluzione anche perché la
direzione, nonostante abbia beneficiato di ingenti risorse pubbliche,
non sta rispettando le clausole ed i vincoli previsti dal contratto
stipulato con lo Stato, né si cura di comunicare le proprie
intenzioni rispetto ad una vicenda che col passare del tempo si fa
sempre più incresciosa.
Una situazione quella di
Airola che non rappresenta certo un caso isolato nella nostra
provincia, dove sono circa una settantina le aziende che hanno
annunciato la chiusura e la cassa integrazione mettendo a rischio
circa 2400 lavoratori. A tal proposito ho già proposto più
volte di costruire un Accordo di programma per il Sannio tra le
istituzioni locali, la Regione e il Governo, per rilanciare lo
sviluppo industriale e produttivo del nostro territorio puntando su
settori innovativi e con una prospettiva di mercato e garantire così
la salvaguardia dell’occupazione.
E’ opportuno, a mio
avviso, che la Provincia di Benevento assuma rapidamente e senza
ulteriori indugi un’iniziativa in tal senso chiedendo a Regione e
Governo di avviare il percorso che ci condurrà alla
definizione dell’Accordo di programma.
Come sta avvenendo nel
campo delle infrastrutture anche nel settore delle politiche
industriali bisogna impostare una strategia intelligente che dia
risposte ai problemi di queste comunità.
Il significato della
mobilitazione del 12 dicembre non si esaurirà dunque nella
protesta verso i provvedimenti del Governo perché centrale
nell’evento sarà la questione dello sviluppo e della
crescita del nostro Sannio.